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Ho aperto questo piccolo spazio per me, per raccogliere recensioni ed articoli scritti in questi anni come blogger (per Diario di Pensieri Persi) e redattrice (per Speechless Magazine e urban-fantasy.it), ma soprattutto come la lettrice maniaco-compulsivo-ossessiva che sono da sempre (eccomi su aNobii). Ma se tu, che ci sei capitato per caso, trovassi qualcosa di utile o interessante e magari desiderassi fermarti un poco per confrontarci e scambiare qualche chiacchiera sui libri, non potrò che esserne felice.

domenica 19 aprile 2020

SogniSogni by Ryūnosuke Akutagawa
My rating: 4 of 5 stars

Le edizioni Via del Vento hanno selezionato per questa antologia cinque piccoli gioielli inediti di quello che viene considerato il maestro giapponese del racconto breve. Se i primi due racconti (Bisei no shin e Onna), che fanno parte della produzione giovanile dell'autore, mi hanno letteralmente incantata – il primo con un lirismo struggente e poetico, il secondo con descrizioni da assaporare parola per parola, immagine per immagine sulla maestosità, sulla generosità e sulla crudeltà della natura – gli altri tre (Shigo, Taneko no yuutsu e Yume), pur con il loro carattere più intimistico, lo stile apparentemente meno curato, la dimensione onirica, frammentata, a tratti quasi incompiuta, il senso di disagio, di inquietudine che trasmettono, non sono meno preziosi e potenti. In particolare Shigo mi è parso di una sincerità e trasparenza disarmanti: ricco di simbolismi, utilizza il sogno come espediente narrativo per aprire una finestra sull'inconscio – che in realtà è oltremodo conscio – dell'artista, morto suicida solo due anni dopo.


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Come SeCome Se by Ōgai Mori
My rating: 3 of 5 stars

Il romanzo, benché breve, si rivela una lettura impegnativa per la profondità dei contenuti. Racconta infatti la sofferta ricerca del protagonista della verità sul senso della vita, che trova il maggior ostacolo nella lacerazione apparentemente insuperabile tra Mito e Storia. Hidemaro non vuole rinnegare la Mitologia – che rappresenta le credenze e il senso del dovere su cui si basa la cultura giapponese, una menzogna che ha la pretesa di porsi come realtà – e tuttavia ha bisogno di scinderla dalla Storia, di dimostrare che è altro dalla Storia, pur mantenendone il valore e la dignità.

  Il romanzo è una menzogna, nel senso in cui tratta dei fatti come verità. Tuttavia il romanzo fin dal principio non pretende di essere la realtà, ma crea un'altra realtà con coscienza della sua menzogna, e così si fa accettare. E in esso c'è vita. C'è valore. Anche la venerabile mitologia è nata in questo stesso modo, e si è fatta accettare. La differenza sta soltanto nella sua pretesa di considerarsi fin dal principio una realtà.


Il disagio profondo che ne consegue, tale da indurlo a isolarsi, deperire, a vivere con un continuo senso di oppressione, diviene accettabile solo con un atteggiamento di riverenza nei confronti del vivere come se (kanoyoni). Ci sono realtà che noi sappiamo non esistere, ma senza le quali non potremmo fondare l'intera sapienza umana, e quindi dobbiamo vivere come se esistessero, pur consci della loro irrealtà, della loro menzogna. Sono quelle che il protagonista definisce menzogne con coscienza. Per esempio, non esistono il punto e la linea e nemmeno gli atomi, ma è necessario considerarli "come se esistessero", altrimenti non potremmo fondare la geometria né la chimica.
  Quel "come se" non è affatto un mostro. Senza il "come se", non potrebbe esserci scienza, né arte, né religione. Tutte le cose che hanno valore nella vita umana hanno al centro il "come se".


Questa accettazione di menzogne con coscienza, menzogne imprescindibili e fondanti, menzogne con valore, consente a Hidemaro di preservare la Mitologia, pur ridefinendola annoverandola tra esse, senza così incappare in asserzioni pericolose, distruttive di quello che è il carattere più profondo del suo popolo e del suo Paese.
  Per lui, asserire la non identicità di mito e storia era un dettame della sua coscienza. Ma pur dichiarando ciò, egli pensava di poter proteggere quella parte importante della vita umana che era avvolta dal mito, come fosse il nocciolo sano di un frutto. Riteneva che stabilire quella non identicità di mito e storia mantenendo questa parte importante della vita fosse un suo dovere in quanto studioso, oltre che in quanto uomo.


Eppure, nel finale Hidemaro sembra prendere coscienza dell'inconciliabilità delle sue posizioni "moderne" con quelle "tradizionaliste" del padre, che ai suoi occhi rappresenta l'intera società giapponese, e pare capitolare, sconfitto da quella dicotomia, questa sì insuperabile, tra individuo e società:
  «Ho fatto una cattiva scelta. È una cosa da niente lavorare per distrazione o con menzogna, ma se lo si fa con un atteggiamento sincero e serio, non c'è alcuna via d'uscita. Sfortunatamente ho scelto tale professione. [...] In fin dei conti non ci può essere alcuna speranza che io giunga a un compromesso con mio padre, eh?»
«No, non è possibile ti dico.»




Impegnativo, ma illuminante.

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mercoledì 9 luglio 2014

"I racconti dell'ombra" di Adriana Assini

Pubblicato su urban-fantasy.it il 23 novembre 2012

«Fammi pensare… amo l’odore del mosto, i toni sommessi. E soprattutto le favole scritte per chi vuole sognare di essere ciò che non è ancora.» 

I racconti dell’ombra è un libretto di minute dimensioni, impreziosite dalla sobria eleganza del design della cover e dai delicati eppur incisivi acquerelli (opera dell’autrice) che introducono ciascuno dei sei racconti presentati. Quest’aspetto esteriore ben rispecchia il contenuto del libro, perché i racconti, pur nella loro brevità, appaiono densi, finiti, ricchi, grazie a una scrittura piuttosto raffinata, priva di virtuosismi e sovrastrutture ridondanti, ma capace di evocare atmosfere dal sapore magico e antico. 

"La vita dopo la morte. Da Dante agli Egizi"

Pubblicato su aNobii il 09 agosto 2012 

Quella che nelle intenzioni originarie avrebbe dovuto essere un’antologia sulle concezioni dell’Aldilà, organizzata sui binari di un excursus storico dalla civiltà egizia a quella medioevale, si è invece trasformata in corso d’opera in una sorta di archeologia testuale (procedimento volto a individuare gli strati di tradizione diretta e indiretta che hanno influenzato un testo) della Divina Commedia dantesca, riconosciuta come summa di tutte le concezioni precedenti. 

Pur non contraddicendosi mai, pur non confutandosi, la Commedia, in uno sfoggio di ricchezza e complessità forse uniche, riesce ad accogliere tutte queste tradizioni – religiose, mitologiche e filosofiche – e a imporsi comunque come una “visione unitaria e potente”: 

mercoledì 21 maggio 2014

LA FIAMMA E L'ARPA di Ruth Nestvold, una rivisitazione del mito di Tristano e Isotta

Pubblicato su Diario di Pensieri Persi il 16 marzo 2011

La storia d’amore di Tristano e Isotta ha radici antichissime nelle leggende celtiche, ma ha attraversato i secoli indossando innumerevoli vesti, dalla versione “comune” del narratore normanno Béroul a quella “cortese” di Tommaso d’Inghilterra del XII secolo, dalla novella in versi Lai du Chèvrefeuille di Maria di Francia al più famoso Tristano in prosa, cui ancora non è stato attribuito un autore certo, che lega la vicenda al ciclo bretone e alla leggenda arturiana, sino ad arrivare ai nostri giorni e alle moderne rivisitazioni. 

Difficile quindi ridurre a un’“unica storia vera” ciò che in realtà non ha mai finito di essere scritto, ma che invece sembra continuare a vivere e trasformarsi con l’andare dei secoli e delle mentalità, acquisendo nuove forme e nuovi messaggi a ogni nuova interpretazione. Infatti se è vero che la storia d’amore di Tristano e Isotta in sé ha indelebilmente acquisito un posto tra le più struggenti ed eccelse, pochi forse ne conoscono bene la trama originale e pochi ancora le infinite varianti; eppure è certo che possieda una potenza intrinseca tale da permetterle di rimanere vitale nell’immaginario collettivo e di adattarsi ai secoli e alle nuove visioni della vita e dell’amore…

mercoledì 12 marzo 2014

La Kushiel Trilogy di Jacqueline Carey

Pubblicato su Anobii il 24 agosto 2010


Questa saga riesce a narrare con eleganza lo scabroso, a tracciare con inattesa deliberatezza una nuova e innocentemente blasfema teologia, a trascinare con equilibrio protagonisti e lettore nelle vicende più estreme, a creare con coerenza un intero nuovo cosmo sulla base di quello storicamente conosciuto… 

Ne risulta un piccolo gioiello… 

Affrontare ogni aspetto di questo ricco ed epico e straordinario romanzo sarebbe davvero troppo impegnativo! E quasi impossibile sarebbe dire qualcosa che sembri anche solo lontanamente esaustivo delle emozioni e delle impressioni che ho avuto lungo la lettura. Per cui mi limiterò a pochi brevi commenti su ciò che mi ha più fortemente impressionato e a un nutrito capitolo di quotes per ciascun volume.

"L'ultimo angelo" di Becca Fitzpatrick

Pubblicato su Anobii il 26 aprile 2013

HUSH HUSH SAGA #04 
“Finale”

Termina così la Hush Hush saga, lasciando dietro sé una fine scia di nostalgia, troppe questioni rimaste in sospeso e non chiarite e soprattutto parecchi rimpianti per l’ottimo paranormal romance young adult che avrebbe potuto essere e non è stato. 

Fedele a se stessa, la saga ha mantenuto saldi pregi e difetti dal primo all’ultimo libro: la stessa nebulosità sulle questioni importanti; la stessa indeterminazione su motivazioni, cause, modi; la stessa ingiustificata e fastidiosa isteria della protagonista, facile all’ira e alla condiscendenza verso se stessa, mentre ipocritamente accusa, rimprovera e fatica a perdonare gli altri – Patch in particolare.