"Io parto per strappare al cielo una stella e poi, per paura del ridicolo, mi chino a raccogliere un fiore" (atto III, scena VIII).
Questo dramma è meraviglioso, capace di raggiungere altissime note di lirismo che fanno vibrare e commuovere e al contempo, persino nella medesima pagina di queste, capace di accendere l’intelletto e le risa con l’ironia e le stoccate del protagonista.
Eppure a tale grandiosità e profondità di linguaggio e a una indiscutibile ingegnosità della trama che, accattivante e coinvolgente, non può che fascinare qualunque lettore, si contrappone una debolezza intrinseca dei protagonisti che è spaesante. Sono tutti fortemente ben caratterizzati, eppure così fatalmente incoerenti con la descrizione che l’autore ne fa!

