Disturbante, sconvolgente e morboso. Eppure, stranamente e quasi in modo inappropriato, “giusto”. Perché c'è qualcosa di "puro" nella trasparenza e nella sincerità di questo libro così eccessivo e per certi versi spaventoso. La storia di O dovrebbe scuotere e persino far inorridire, e così avviene quando la si racconta a qualcuno che ancora, nonostante il suo successo, non la conosca, ma non mentre la si legge attraverso i suoi occhi. No, immersi nel libro, tutto ciò che le accade appare “normale”, naturale. Perché lo è per lei.
Ma chi è O? Chi è questa donna che non ha neppure diritto a un nome e di cui, al termine del romanzo, ancora non conosceremo i tratti e i colori?
