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Ho aperto questo piccolo spazio per me, per raccogliere recensioni ed articoli scritti in questi anni come blogger (per Diario di Pensieri Persi) e redattrice (per Speechless Magazine e urban-fantasy.it), ma soprattutto come la lettrice maniaco-compulsivo-ossessiva che sono da sempre (eccomi su aNobii). Ma se tu, che ci sei capitato per caso, trovassi qualcosa di utile o interessante e magari desiderassi fermarti un poco per confrontarci e scambiare qualche chiacchiera sui libri, non potrò che esserne felice.

martedì 21 aprile 2020

Mia amata YurikoMia amata Yuriko by Antonietta Pastore
My rating: 4 of 5 stars

Leggere questo libro è stato un po' come incontrare per caso uno sconosciuto e scoprire, sin dal primo sguardo, che aveva qualcosa di familiare, come se, pur non essendoci mai visti, condividessimo un mondo, un sentire... E lo sconosciuto ha iniziato a raccontarmi di questo mondo, a me già noto e tanto caro, animandolo però con personaggi nuovi, tratteggiati con delicatezza, quasi premura, rendendoli vividi, reali. Con passi cadenzati e sapienti, ha condotto la narrazione, avvincendo la mia curiosità e il mio interesse sino all'ultima parola, in un'alternarsi di confidenze, rivelazioni, riflessioni, affetto, poesia.
Lo spinge contro sua voglia la luna
nel suo sentiero di nuvole,
e s'incammina il suo corpo
e intanto il cuore rimane.

Izumi Shikibu

Accogliente. Non potrei definire altrimenti questo romanzo che sin dalla prima pagina mi ha in qualche modo fatta sentire a casa. Uno di quei volumi che vanno a ingrossare le fila dei rari e preziosi comfort books.

 
(view spoiler) Ma dove sta scritto che solo le persone forti hanno diritto a essere felici? Perché mi è stata importa una rinuncia tanto amara?




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Un marito illuminatoUn marito illuminato by Ryūnosuke Akutagawa
My rating: 3 of 5 stars

Questo racconto breve, che all'apparenza potrebbe banalmente narrare la storia di un amore idealizzato, (view spoiler) in realtà propone una metafora tagliente, già annunciata dall'ironia sottilmente polemica del titolo. Il protagonista è in un certo senso lo specchio del Giappone dell'epoca, del Giappone che ha sacrificato la sua essenza più vera in favore della mostruosa maschera occidentale. Miura ha infatti uno spirito legato agli antichi ideali, ma ha accolto le usanze occidentali, come denotano il suo abbigliamento e l'arredamento della sua casa. E questa coabitazione in lui delle due anime, o meglio di un'anima e di un'apparenza esteriore, è votata alla delusione e al fallimento. L'incontro con la "moglie moderna" è la pietra di inciampo che svela questa fallibilità. Miura è disposto a morire per far brillare un ideale – nella contingenza, l'amore vero e puro – è disposto al sacrificio per il senso del dovere, proprio come i samurai della Ribellione Shinpuren per realizzare il sogno di riportare il Giappone dell'era Meiji alla perduta amenità dell'Era Tokugawa.

 
[...] andammo a vedere un dramma ispirato alla Ribellione Shinpuren. Ricordo che fu dopo la scena finale, quella del suicidio rituale da parte di Ono Teppei, che Miura improvvisamente si voltò verso di me per chiedermi, con quell'espressione seria del volto: «Non provi una certa simpatia per loro?».
Ancora fresco dei miei studi all'estero, detestavo qualsiasi violento retaggio di quel passato ormai screditato, quindi risposi freddamente: «No. Mi sembra naturale che coloro che fomentarono un'insurrezione a causa di un'ordinanza che proibiva di portare la spada fossero destinati all'autodistruzione».
Miura scosse la testa con un'aria insoddisfatta «La loro causa può essere stata sbagliata, ma la loro volontà di morire per essa merita comprensione, o qualcosa di più».
Allora lo rimbeccai con una risata: «Certo, come non invidiare qualcuno che getta via la propria unica vita per il sogno infantile di riportare la generazione del periodo Meiji alla perduta Età dell'Oro?».
Ma la sua risposta fu ancor più seria e definitiva: «Non potrei desiderare nulla di meglio che morire per un sogno infantile in cui abbia davvero creduto».



Eppure, proprio come questi falliscono e vengono trucidati e addirittura ora derisi perché il loro sacrificio è stato vano, Miura scopre che l'ideale per cui vorrebbe morire non esiste più, perché è stato reso impuro, si è incarnato in una realtà talmente disprezzabile che non vale più la pena morire per esso.
 
Miura, con il suo volto pallido e sottile, i lunghi capelli divisi nel mezzo, guardò il sorgere della luna e improvvisamente emise un lungo sospiro, osservando tristemente, seppure con un sorriso: «Una volta, qualche tempo fa, definisti un sogno infantile la causa dei ribelli dello Shinpuren e la loro volontà di combattere sino alla morte. Be', forse ai tuoi occhi anche la mia vita matrimoniale...».
«Forse. Ma significherebbe anche che nel giro di cento anni il nostro obiettivo di raggiungere un moderno illuminismo somiglierà altrettanto a non più che un sogno infantile».



Esteticamente impeccabile come sempre la prosa di Akutagawa, capace di tratteggiare con le parole immagini superbe e vivide.


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domenica 19 aprile 2020

Diario di HiroshimaDiario di Hiroshima by Michihiko Hachiya
My rating: 4 of 5 stars

A fine lettura, il cuore protesta che un libro simile avrebbe dovuto essere letto tutto d'un fiato, in una apnea lunga 254 pagine, per sentire meno male, per godere di quella sorta di anestesia, benché parziale, che sviluppiamo davanti a un'esposizione prolungata al dolore. Invece l'anima risponde che no, è stato giusto proseguire così, centellinando le pagine, i capitoli, per vivere con il dottor Michihiko Hachiya lo sconcerto, la paura, i piccoli quotidiani passi che lo hanno condotto da una parte alla scoperta delle risposte cliniche ai tanti interrogativi sulla morte a volte inspiegabile dei pazienti colpiti dalla pika-don, e dall'altra all'accettazione della sconfitta, della fallibilità dell'Impero, nonostante le colpe siano fatte ricadere sul comparto militare, becero e grezzo, e mai sul divino imperatore. Le reazioni, le annotazioni, le emozioni del dottor Hachiya sono espresse con una pacatezza e una lucidità scevre da qualunque vittimismo e drammaticismo individualista, così squisitamente giapponesi che un lettore frettoloso potrebbe fraintendere e scambiare per freddezza. Invece ogni pagina di questo diario è un prezioso insegnamento per tutti. Sulla Storia e sull'Uomo. Un confronto a cui non sottrarsi.
Da leggere.


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AmoreAmore by Yasushi Inoue
My rating: 4 of 5 stars

Tre brani che raccontano l'amore in un'essenza squisitamente giapponese e tuttavia al contempo insondabilmente universale, nella sua forza salvifica così come nella sua dimensione egoista, miserabile, fallibile. In una parola, umana.

"Non aveva così tanta paura di morire. Un uomo non può restare fermo in un punto per sempre. Come chi non ha più nessun luogo dove andare, e alla fine si limita a seguire l'unica strada che gli resta, Sugi cominciò a dirigersi verso la cima della scogliera."


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HokusaiHokusai by Francesco Morena
My rating: 4 of 5 stars

Presentazione organica e puntuale della biografia del grande maestro Hokusai. Il compendio iconografico, lungi dall'essere esaustivo vista la grande produttività dell'artista, è ricco e gratificante, e i riquadri monotematici volti a contestualizzare storicamente e culturalmente sono ottime e utili sintesi. Gradevolissimo!

Pennello di Manji, il vecchio pazzo per la pittura, all'età di novanta anni.

(firma apposta da Hokusai - che aveva adottato verso la fine della sua vita il nome Manji - a Scimmia addestrata che mangia pesche rubate, 1848)


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SogniSogni by Ryūnosuke Akutagawa
My rating: 4 of 5 stars

Le edizioni Via del Vento hanno selezionato per questa antologia cinque piccoli gioielli inediti di quello che viene considerato il maestro giapponese del racconto breve. Se i primi due racconti (Bisei no shin e Onna), che fanno parte della produzione giovanile dell'autore, mi hanno letteralmente incantata – il primo con un lirismo struggente e poetico, il secondo con descrizioni da assaporare parola per parola, immagine per immagine sulla maestosità, sulla generosità e sulla crudeltà della natura – gli altri tre (Shigo, Taneko no yuutsu e Yume), pur con il loro carattere più intimistico, lo stile apparentemente meno curato, la dimensione onirica, frammentata, a tratti quasi incompiuta, il senso di disagio, di inquietudine che trasmettono, non sono meno preziosi e potenti. In particolare Shigo mi è parso di una sincerità e trasparenza disarmanti: ricco di simbolismi, utilizza il sogno come espediente narrativo per aprire una finestra sull'inconscio – che in realtà è oltremodo conscio – dell'artista, morto suicida solo due anni dopo.


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Come SeCome Se by Ōgai Mori
My rating: 3 of 5 stars

Il romanzo, benché breve, si rivela una lettura impegnativa per la profondità dei contenuti. Racconta infatti la sofferta ricerca del protagonista della verità sul senso della vita, che trova il maggior ostacolo nella lacerazione apparentemente insuperabile tra Mito e Storia. Hidemaro non vuole rinnegare la Mitologia – che rappresenta le credenze e il senso del dovere su cui si basa la cultura giapponese, una menzogna che ha la pretesa di porsi come realtà – e tuttavia ha bisogno di scinderla dalla Storia, di dimostrare che è altro dalla Storia, pur mantenendone il valore e la dignità.

  Il romanzo è una menzogna, nel senso in cui tratta dei fatti come verità. Tuttavia il romanzo fin dal principio non pretende di essere la realtà, ma crea un'altra realtà con coscienza della sua menzogna, e così si fa accettare. E in esso c'è vita. C'è valore. Anche la venerabile mitologia è nata in questo stesso modo, e si è fatta accettare. La differenza sta soltanto nella sua pretesa di considerarsi fin dal principio una realtà.


Il disagio profondo che ne consegue, tale da indurlo a isolarsi, deperire, a vivere con un continuo senso di oppressione, diviene accettabile solo con un atteggiamento di riverenza nei confronti del vivere come se (kanoyoni). Ci sono realtà che noi sappiamo non esistere, ma senza le quali non potremmo fondare l'intera sapienza umana, e quindi dobbiamo vivere come se esistessero, pur consci della loro irrealtà, della loro menzogna. Sono quelle che il protagonista definisce menzogne con coscienza. Per esempio, non esistono il punto e la linea e nemmeno gli atomi, ma è necessario considerarli "come se esistessero", altrimenti non potremmo fondare la geometria né la chimica.
  Quel "come se" non è affatto un mostro. Senza il "come se", non potrebbe esserci scienza, né arte, né religione. Tutte le cose che hanno valore nella vita umana hanno al centro il "come se".


Questa accettazione di menzogne con coscienza, menzogne imprescindibili e fondanti, menzogne con valore, consente a Hidemaro di preservare la Mitologia, pur ridefinendola annoverandola tra esse, senza così incappare in asserzioni pericolose, distruttive di quello che è il carattere più profondo del suo popolo e del suo Paese.
  Per lui, asserire la non identicità di mito e storia era un dettame della sua coscienza. Ma pur dichiarando ciò, egli pensava di poter proteggere quella parte importante della vita umana che era avvolta dal mito, come fosse il nocciolo sano di un frutto. Riteneva che stabilire quella non identicità di mito e storia mantenendo questa parte importante della vita fosse un suo dovere in quanto studioso, oltre che in quanto uomo.


Eppure, nel finale Hidemaro sembra prendere coscienza dell'inconciliabilità delle sue posizioni "moderne" con quelle "tradizionaliste" del padre, che ai suoi occhi rappresenta l'intera società giapponese, e pare capitolare, sconfitto da quella dicotomia, questa sì insuperabile, tra individuo e società:
  «Ho fatto una cattiva scelta. È una cosa da niente lavorare per distrazione o con menzogna, ma se lo si fa con un atteggiamento sincero e serio, non c'è alcuna via d'uscita. Sfortunatamente ho scelto tale professione. [...] In fin dei conti non ci può essere alcuna speranza che io giunga a un compromesso con mio padre, eh?»
«No, non è possibile ti dico.»




Impegnativo, ma illuminante.

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