Acquistai questa copia consunta e ingiallita dal tempo nel 2002 in un mercatino dell’usato, senza lontanamente immaginare si trattasse di un libro considerato raro e introvabile, e senza preoccuparmi dei contenuti squisitamente erotici del romanzo. Ero nella mia fase più intensa e totalizzante di innamoramento per il Giappone, quella tipica dei primi tempi in cui tutto ciò che appartiene a quel che si ama è meraviglioso e fonte di emozioni prepotenti; per cui, mi sentivo affamata di contatti, di informazioni, di esperienze che lo riguardassero, e il mio amore investiva qualunque cosa: lingua, cultura, religione, storia, letteratura, manie e bizzarrie incluse.
Così, la prima volta che lessi questo volumetto fui assorbita solo dai dettagli storici e dai termini giapponesi, dagli scorci che apriva sulle strade dello Yoshiwara, dalle tradizioni e dalla mentalità che emergevano in ogni episodio narrato.
Oggi, a distanza di dieci anni di vita ed esperienze personali, di studio della lingua, della cultura e della religione giapponesi, e, infine, di numerose letture, leggere Il romanzo di una geisha è stata un’esperienza più consapevole, un viaggio non solo della mente, ma anche della memoria e dei sensi.