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Ho aperto questo piccolo spazio per me, per raccogliere recensioni ed articoli scritti in questi anni come blogger (per Diario di Pensieri Persi) e redattrice (per Speechless Magazine e urban-fantasy.it), ma soprattutto come la lettrice maniaco-compulsivo-ossessiva che sono da sempre (eccomi su aNobii). Ma se tu, che ci sei capitato per caso, trovassi qualcosa di utile o interessante e magari desiderassi fermarti un poco per confrontarci e scambiare qualche chiacchiera sui libri, non potrò che esserne felice.

mercoledì 9 luglio 2014

"La vita dopo la morte. Da Dante agli Egizi"

Pubblicato su aNobii il 09 agosto 2012 

Quella che nelle intenzioni originarie avrebbe dovuto essere un’antologia sulle concezioni dell’Aldilà, organizzata sui binari di un excursus storico dalla civiltà egizia a quella medioevale, si è invece trasformata in corso d’opera in una sorta di archeologia testuale (procedimento volto a individuare gli strati di tradizione diretta e indiretta che hanno influenzato un testo) della Divina Commedia dantesca, riconosciuta come summa di tutte le concezioni precedenti

Pur non contraddicendosi mai, pur non confutandosi, la Commedia, in uno sfoggio di ricchezza e complessità forse uniche, riesce ad accogliere tutte queste tradizioni – religiose, mitologiche e filosofiche – e a imporsi comunque come una “visione unitaria e potente”: 

Non esiste una letteratura “neutra”, cioè che abbia valore solo in quanto “decletatio phantasiae”. Ogni sintesi religiosa vera non esclude le rivelazioni delle religioni precedenti ma le include. Per questo motivo Dante ci insegna che è sbagliato pensare che l’Ade o l’Averno siano nomi inconsistenti o siano concetti cancellati dallo “sviluppo” delle religioni successive, così come i Campi Elisi, l’Eden, Zeus o Artemide, oppure il dio egizio Atum o il dio assiro Ahura-Mazda. Al contrario Dante ci insegna a considerare la letteratura una faccenda serissima e “le favole degli antichi” non destituite da profondi elementi di verità.(Introduzione) 
Purtroppo, il libro consta di un centinaio e poco più di pagine. Così, l’introduzione e le brevi presentazioni dei singoli testi, se pur interessanti e illuminanti, necessiterebbero di più ampi spazi per esporsi al meglio, e sono invece costrette a una sintesi che richiede agli autori di dare per scontate molte conoscenze e di non chiarire per esteso i concetti. 

La parte antologica del libro, invece, è davvero gradevole; fa venir voglia di leggere – o ri-leggere – i testi integrali degli estratti e, soprattutto, è capace di ispirare un po’ di rimpianto per la poesia, l’immaginazione, la profondità e la fede perse dall’umanità lungo il suo cammino di conquista della razionalità, che l’ha portata a ottenere indipendenza e autarchia, ma anche a rinunciare a una parte più ingenua, più fiduciosa, più fragile, più squisitamente “umana”, di sé. 
Dio le vi chiama, acciò ch’ivi deposto Ogni ricordo, men de’ corpi schive, e più vaghe di vita, un’altra volta tornin di sopra a riveder le stelle.
(Virgilio, Eneide VI, 750 ss)

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